Don De Masi (Libera): coronavirus, i braccianti spinti nelle mani della mafia
Don De Masi (Libera): coronavirus, i braccianti spinti nelle mani della mafia

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Il lavoro dei braccianti nella Piana di Gioia Tauro rientra tra quelli fondamentali per il nostro Paese, quindi non si può bloccare. Le arance che arrivano nelle tavole degli italiani vengono raccolte dai 1.200 braccianti, tutti migranti, che vivono nei comuni di Rosarno, San Ferdinando, Gioia Tauro e Taurianova in campi formali e informali, in condizioni sanitarie precarie e che oggi fanno paura non solo ai braccianti ma anche alle istituzioni. I casi di coronavirus nella Piana di Gioia Tauro sono pochi e tra questi al momento non ci sono migranti. Questa situazione però sembra poter esplodere da un momento all’altro, dal momento che si vive in 7 o 8 in ogni tenda. Nella tendopoli ci sono circa 500 persone e solo 7 bagni, il contagio sarebbe immediato. La stagione delle arance sta per finire e il lavoro scarseggia.  Il racconto di Don Pino De Masi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro e Parroco della comunità Santa Marina Vergine di Polistena.

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Argomenti: Lavoro Migranti
Tag: agricoltura braccianti Coronavirus immigrati lavoro nero Libera
Fonte: Radio InBlu