Ucraina e coronavirus: i figli dell’utero in affitto “parcheggiati” in un hotel
Ucraina e coronavirus: i figli dell’utero in affitto “parcheggiati” in un hotel

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In un hotel di Kiev alcune stanze sono state allestite a reparto nido: 46 neonati, accuditi da personale professionale, aspettano l’abbraccio di chi li ha commissionati. Sono i figli dell’utero in affitto: il contratto con la madre surrogata è scaduto con il parto e i genitori committenti stranieri non possono andarli a prendere a causa del blocco delle frontiere indotto dalla pandemia.

Il problema, in Ucraina, non riguarda solo coppie francesi, come raccontava l’altroieri il sito francetvinfo.fr: sono figli di coppie inglesi, spagnole, anche italiane, impossibilitate a raggiungere l’Ucraina dalla chiusura delle frontiere.

Il fatto, per quanto incredibile, è documentato da un video pubblicitario messo in rete il 30 aprile dalla clinica Biotexcom, che mostra decine di culle allineate ordinatamente e una torma di baby sitter, puericoltrici intente a nutrire e coccolare i bambini. “Cari genitori, se ora non potete attraversare il confine e venire in Ucraina per prendere il vostro bambino, non disperate”, dice una rassicurante giovane con la mascherina nella versione italiana del video. “Alcuni Stati sono già andati incontro ai propri cittadini ed hanno avviato il processo”. L’avvocato dell’agenzia fa da consulente alle coppie e cerca di velocizzare le pratiche, ma nel frattempo “l’amministratore dell’hotel Venezia, dove i nostri piccoli ospiti stanno aspettando i loro genitori, parla della vita quotidiana dei neonati”. Le immagini mostrano come vivono i bambini, chi si prende cura di loro. Un video pubblicitario utilizzato evidentemente per tranquillizzare i genitori committenti, ma che paradossalmente fa emergere una volta di più le storture della surrogazione di maternità.

In Italia la Rete Italiana contro l’Utero in Affitto ha inviato una lettera all’ambasciatore italiano in Ucraina Davide La Cecilia e, per conoscenza al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in cui si chiede «di verificare le effettive condizioni di salute dei bambini e quanti e chi siano gli italiani clienti di Biotexcom e di altre cliniche». L’altro elemento sottolineato dalla lettera è che la gestazione per altri in Italia è un reato, così come la pubblicizzazione e la commercializzazione di gameti, e quindi non può essere «concesso alcun permesso speciale, in deroga al lockdown, per recarsi a “ritirare” i bambini».

Ma la questione non riguarda solo l’Ucraina, dove sono attive decine di agenzia che offrono servizi di intermediazione tra madri surrogate e coppie di genitori intenzionali. Ogni anno, infatti, circa 2mila coppie straniere – soprattutto composte da due uomini vista la legislazione più favorevole rispetto a quella ucraina – si rivolgono a madri surrogate statunitensi.

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Argomenti: Bioetica
Tag: Coronavirus maternità Ucraina Utero in affitto
Fonte: Avvenire