Torino e coronavirus: tra rabbia e vergogna ci si impegna un pezzo di vita
Torino e coronavirus: tra rabbia e vergogna ci si impegna un pezzo di vita

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A Torino la via del banco dei pegni è stretta e lunga. Il palazzo è alto e s’affaccia su quello di fronte, e reciprocamente si fanno ombra. Il sole, in questa parte della città, arriva un po’ di sbieco: strade piccole, case antiche e imponenti, qualche chiesa, spesso l’acciottolato al posto dell’asfalto, androni bui che sbucano in cortili nascosti. Sentori di umido, ciuffi d’erba che, di questi tempi, spuntano più forti di tra le fessure lasciate nelle vie. Il vero centro storico di Torino, non solo quello dei re che hanno fatto l’Italia, è anche qui. Ed è anche qui che, fin dal mattino presto, da qualche tempo si raccoglie l’umanità dolente della città. Tutti in fila per dare in pegno quello che si ha, e così poter tirare avanti.
In tempi normali erano poche le persone che si ritrovavano qui, magari assediate da qualche strozzino.
Adesso, in tempi di pandemia virale, le donne e gli uomini che s’accalcano sono diventati tanti, troppi. Tanto che all’angolo della via c’è la polizia. Perché nelle scorse mattine qualche bisticcio c’è stato, qualche parola di troppo, tensione sopra le righe tra chi è arrivato, prima o dopo, a mettersi in fila per consegnare in pegno un pezzo di vita. Uno dietro l’altro – donne, uomini, pochi giovani -, dalle prime ore del mattino, a volte anche in cento. Sotto la pioggia, in alcuni casi. Occorre avere molto rispetto per queste persone.

E cercare di comprendere bene cosa sta accadendo. Qui, in via Giovanni Botero 9 a Torino (questo il nome della via dov’è l’entrata del banco dei pegni), si tocca con mano un fatto: Covid-19 colpisce tutti, ma di più chi è già stato colpito dalla vita e chi la vita l’ha dovuta percorrere sempre in salita. Non c’è distinzione di censo e non conta il colore della pelle. E, adesso, nemmeno poi tanto l’istruzione. Ciò che si coglie sono gli occhi bassi, la pazienza di alcuni, il nervosismo di altri, la voglia di fare in fretta di altri ancora. Qualche voce, molti silenzi.
Su tutto, la dignità di chi stringe i denti per affrontare qualcosa alla quale nessuno fino a poche settimane fa avrebbe pensato.
E anche la rabbia che ogni tanto affiora. Lo sguardo di alcuni verso altri, uno spintone per non perdere il posto, lo sfogo verso gli addetti alla sicurezza che fanno come possono.

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Argomenti: Società
Tag: Coronavirus crisi famiglia povertà Torino
Fonte: SIR