Carceri e coronavirus: anche dietro le sbarre riprendono le messe. La voce di Don Grimaldi
Carceri e coronavirus: anche dietro le sbarre riprendono le messe. La voce di Don Grimaldi

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Anche in carcere si torna a celebrare la messa. Dal 1° giugno, come prevede una circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), sono state autorizzate le celebrazioni eucaristiche con la partecipazione dei detenuti. “Sono ripartite le messe anche se timidamente per la difficoltà di gestire questi momenti liturgici nell’emergenza – racconta don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane -. Già precedentemente, qualche direzione aveva dato il permesso per delle messe sempre nel rispetto delle norme di sicurezza”, ma “per il momento entrano solo i cappellani, i diaconi e le religiose”.

Don Raffaele, viene regolamentata la partecipazione alle celebrazioni, come nelle chiese all’esterno?

Certamente, oltre al rispetto di tutte le misure di protezione e sicurezza, il numero dei detenuti che può partecipare alla messa dipende dalla capienza delle cappelle nelle singole carceri.Per agevolare la partecipazione si stanno celebrando messe negli spazi aperti, come i campetti o i luoghi di passeggio.

Al momento, in carcere i volontari non possono ancora entrare?

No, se non quelli che svolgono progetti o specifiche attività. Io auspico che a fine mese sia concesso ai volontari di tornare in carcere, come ho chiesto espressamente al Dap. Nel periodo della pandemia, senza il supporto dei volontari e con la difficoltà per gli stessi cappellani a entrare nelle sezioni, i detenuti hanno vissuto un maggior disagio.

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Argomenti: Giustizia
Tag: Cappellani carceri Raffaele Grimaldi Santa Messa
Fonte: SIR