La vita difficile dei sordi al tempo del coronavirus
La vita difficile dei sordi al tempo del coronavirus

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Luca Lamano ha 38 anni, vive ad Aprila (Latina), è sposato e ha sette figli. Sordo dalla nascita, lavora al Cnr nel laboratorio Lacam (Language and Communication across Modality) dedicato allo studio della comunicazione e del linguaggio nei bambini con sviluppo tipico e atipico, e della lingua dei segni nei bambini e negli adulti. Il laboratorio ha partecipato al progetto Rise Ebooks per la condivisione di storie accessibili ai bambini sordi in diverse lingue dei segni. In particolare, Luca ha lavorato all’adattamento di “Sara e Spumoso: Covid-19” che spiega il coronavirus ai bambini sordi e con disabilità comunicative, un video nel quale “traduce” la storia in Lis.

“Lingua dei segni italiana – precisa – perché ogni Paese ha la sua propria lingua dei segni con varianti dialettali che rispecchiano esattamente le sfumature della lingua parlata”. E chiarisce: “Alcune persone pensano che la parola ‘sordo’ sia per noi offensiva, ma non è così. E’ il termine che ci caratterizza, quello che desideriamo venga usato. Siamo sordi, è una realtà che va chiamata con il suo nome”.

La moglie di Luca è udente e interprete della Lis; per questo “ho sempre avuto la possibilità di accedere alle celebrazioni”, ci racconta lui, ritenendosi quasi un privilegiato rispetto a tante persone sorde che vanno a messa senza sentirsi coinvolte e che per questo “si stanno allontanando dalla Chiesa”. “Noi sordi abbiamo sempre avuto difficoltà perché all’interno del mondo ecclesiale mancavano interpreti in lingua dei segni in ambito religioso. Un tempo esistevano in molte città istituti speciali per sordi all’interno dei quali c’erano preti che conoscevano la lingua dei segni; noi avevamo la possibilità di confessarci. Ora questi preti credo siano una ventina, ma so che diversi sacerdoti chiedono di poterla apprendere”.

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Argomenti: Società
Tag: Coronavirus disabili lingua dei segni sordi
Fonte: SIR