Migranti alle nostre porte. Ventimiglia, dova la solidarietà è di frontiera
Migranti alle nostre porte. Ventimiglia, dova la solidarietà è di frontiera

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Cinque. Ismail alza il braccio con la mano aperta per indicare quante volte è stato respinto in cinque giorni dalla polizia di frontiera francese. In treno o a piedi, non va oltre Mentone Garavan, dove i francesi di sera spesso rinchiudono i migranti bloccati senza documenti nei container.

Ha 22 anni, è sbarcato in Italia quando ne aveva 14. «Vengo da Mogadiscio, là c’è solo guerra. Io voglio lavorare e mandare i soldi a mia madre. Sono rimasto a Roma in comunità fino a 18 anni. Poi sono partito per Stoccarda in Germania. Ho lavorato 4 anni in nero come scaricatore per 2.000 euro al mese. Ma la polizia mi ha rispedito in Italia. Da voi sono regolare, ma non c’è lavoro. In Germania guadagno, ma non esisto. Voglio tornarci dalla Francia».

Lo incontriamo nel cortile della Caritas di Ventimiglia, dove i volontari con le mascherine distribuiscono cibo e abiti a profughi migranti che dall’11 giugno 2015 provano ininterrottamente a scavalcare il confine ripristinato dalle autorità di Parigi con la sospensione del trattato di Schengen prolungata dalla pandemia fino a ottobre. Vicino a lui una ventina tra somali e sudanesi appena sbarcati dalla Libia, algerini, poi afghani, pachistani e curdi iracheni. Appena il lockdown italiano è finito, un popolo in attesa si è riversato in questa porta d’ingresso verso la Francia e quindi per viaggiare in direzione del Regno Unito o il nord dell’Ue. Chi non ha 200 euro per pagare il passeurche lo metta su un camion in autostrada, tenta con il treno per Nizza o a piedi. Sono riprese perfino le traversate sul pericolosissimo ‘Passo della morte’ a Grimaldi, a ridosso della frontiera. Si prevede un’estate calda.

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Argomenti: Migranti
Tag: accoglienza Caritas frontiera migranti profughi Ventimiglia
Fonte: Avvenire