Chiesa e comunicazione dopo il covid: parole giuste e consapevoli
Chiesa e comunicazione dopo il covid: parole giuste e consapevoli
di Giovanni Tridente

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Da più parti ci si chiede come sarà il mondo dopo la pandemia di Covid-19 e un aspetto fondamentale di questa riflessione non può che riguardare la comunicazione, che mai come in questa emergenza sanitaria mondiale ha dimostrato tutta la sua centralità. E non poteva essere altrimenti, dato che ogni uomo è oggi un media, tutti siamo interconnessi e non è più concepibile considerare l’umanità scissa dalla comunicazione, soprattutto a partire dall’avvento di Internet. Tutto ciò fa il paio evidentemente con un sovraccarico informativo, la moltiplicazione di piattaforme, la generazione costante di iniziative editoriali che provocano uno stress sociale in cui si insinua il tarlo della disinformazione, che va a scapito della libertà della stessa cittadinanza, in quanto non le consente di prendere delle decisioni consapevoli e veramente utili.

Non restare alla finestra. La Chiesa – le comunità ecclesiali – non può esimersi da considerare tutti questi elementi, ma al tempo stesso non può stare alla finestra a guardare lasciando che la tempesta passi. Maestra di umanità, essa può invece inserirsi in questo flusso ormai irrefrenabile e continuare a fare la propria parte da protagonista. A partire da tutto quanto dimostrato dall’emergenza per il Covid-19, ritengo che ci siano almeno 3 fronti su cui impostare il lavoro comunicativo del futuro: vicinanza, fiducia e vocabolario.

Stare vicino. Nell’intervista rilasciata all’inizio della Settimana Santa di quest’anno a The Tablet, Papa Francesco ha detto chiaramente che la sua principale preoccupazione per il dopo Covid era quella di trovare i modi per “stare vicino” al popolo di Dio. Tra le principali vittime della solitudine ci sono sempre stati innanzitutto gli anziani, e la pandemia lo ha evidenziato in maniera ancora più forte e purtroppo drammatica. Papa Francesco aveva visto lungo anche in questo, tanto è forte il richiamo che da sempre rivolge sull’attenzione alla popolazione della terza età nella sua predicazione. Dovranno perciò essere loro i pubblici privilegiati della vicinanza della Chiesa, anche sul piano comunicativo, per stimolare la società a rendersi conto di questo speciale tesoro – “le radici”, come le chiama Papa Francesco – che per troppo tempo ha messo all’angolo, e che il Coronavirus ha addirittura fatto evaporare falcidiando le vite di migliaia di nonni. Legato a ciò c’è la vicinanza da mostrare ai ragazzi, coloro che da queste radici avrebbero dovuto trarre la linfa per diventare uomini nella società, e con loro alle famiglie, la dimora dove trascorrono il loro tempo e ricevono i principali insegnamenti.

C’è da mostrare inoltre vicinanza al mondo dell’educazione, dalle scuole dell’infanzia alle Università, e quindi agli insegnanti che ne sono il motore, perché è la scuola che insieme alla famiglia consente a una società di gettare le fondamenta qualitative del suo domani.

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Argomenti: Comunicazione
Tag: Chiesa Comunicazione Coronavirus
Fonte: SIR