Cerignola, nel ghetto di Tre Titoli cresce il pomodoro dei diritti
Cerignola, nel ghetto di Tre Titoli cresce il pomodoro dei diritti

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Da pochi giorni per la prima volta pomodori della dignità e dei diritti crescono in un ghetto di immigrati. Coltivati da braccianti immigrati regolari e con contratto regolare. Non era mai successo. E diventeranno una passata molto particolare, “Salsa Bakhita“, cioè “fortunata” in arabo, ma anche il nome della santa africana, prima schiava e poi suora. Nome non scelto a caso. Accade, infatti, a Tre Titolinelle campagne di Cerignola, casolari, baracche e tende che nella stagione del pomodoro arrivano ad ospitare più di mille braccianti. Qui vivono, per andare ogni mattina nei campi a raccogliere i rossi ortaggi. Sfruttati, invisibili, preda di caporali e di imprenditori fuori legge. Da una settimana alcuni di loro lavorano qui, curando le 10mila piantine di pomodoro ciliegino appena messe a dimora.

Tante file che hanno colorato di verde, e tra poche settimane di rosso, un piccolo terreno alle spalle di “Casa Bakhita“, la struttura di accoglienza creata dalla Diocesi di CerignolaAscoli Satriano e inaugurata un anno fa. Una grande casa bianca con all’interno una sala di culto, un ambulatorio, un centro d’ascolto legale, uno per le pratiche di lavoro, una sala per i colloqui protetti per le vittime di tratta, una mensa, le docce. Davanti un grande spazio coperto, dietro il terreno coi pomodori. Nel centro operano i volontari del progetto “Presidio” della Caritas, di Migrantes, Oasi 2 per la tratta, Intersos, Casa della Carità, Croce Rossa. Oltre ai medici volontari guidati dal dottore Antonio Paleari, che della casa è anche il direttore, partito volontario dopo Pasqua per la Liguria per occuparsi dell’emergenza Covid-19. E anche la coltivazione dei pomodori è il frutto di questa bella rete.

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Argomenti: Migranti Storie
Tag: agricoltura Cerignola immigrati
Fonte: Avvenire