Niente quarantena per le miniere del Sud America. E i minatori continuano a morire
Niente quarantena per le miniere del Sud America. E i minatori continuano a morire

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Centinaia di contagiati, almeno. E vari morti. È il costo salato di un settore ritenuto “essenziale” in tutti i Paesi del Sudamerica: l’attività mineraria ed estrattiva, che in qualche caso (si pensi al Perù) costituisce un percentuale significativa del Pil. Da settimane le organizzazioni sindacali, ambientali, territoriali e indigene cercano di puntare l’attenzione sul dramma dei lavoratori delle miniere, già spesso costretti a lavorare in situazioni proibitive, in un contesto di dannoso impatto ambientale per le popolazioni locali. Una conferma che non è facile cambiare un modello economico intensivo che ha portato ricchezza spesso effimera in quei Paesi, aumentando diseguaglianze, ingiustizie, inquinamento e deforestazione, soprattutto a danno dei popoli originari. Infatti, anche se tutto il continente è da mesi in quarantena, le miniere non si sono mai fermate.

Ora la società civile si sta riorganizzando a fa sentire la sua voce, spesso con l’appoggio della Chiesa.

Da una parte, molte organizzazioni latinoamericane (tra cui in molti casi la Pastorale sociale e congregazioni religiose) fanno parte dell’ampio cartello di 366 realtà che hanno firmato un manifesto mondiale, nel quale si accusano le grandi imprese minerarie di “approfittare della pandemia” per allargare la propria attività e per evitare contestazioni. Si segnala che tali azioni “rappresentano una minaccia immediata per la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle comunità e organizzazioni che hanno combattuto per decenni per difendere la salute pubblica, contro la distruzione e la devastazione dei loro territori da parte dell’estrattivismo minerario”.  Dall’altra, non mancano prese di posizione più circoscritte, nei singoli Paesi.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: America latina Coronavirus Lavoro miniere pandemia quarantena
Fonte: SIR