Gallarate: dove la carità post-covid si fa casa per i senza dimora
Gallarate: dove la carità post-covid si fa casa per i senza dimora

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In un momento di prova, dove bruciano le “ferite” e i vuoti lasciati dall’epidemia da Coronavirus, e si vanno profilando i gravi danni economici, i fedeli di Gallarate hanno deciso di dare un segnale forte. «Faremo un voto», annuncia il prevosto, monsignor Riccardo Festa: «Sarà un atto non puramente formale o devozionistico, con la semplice promessa di “essere più buoni”, ma un gesto concreto e visibile, da cui non possiamo tornare indietro. Costruiremo una casa per chi non ha un tetto, e dove trovare un’occasione di riscatto e nuova vita. La pandemia ha messo alla prova la nostra fede; vogliamo rivolgerci a Dio chiedendo la grazia della guarigione, mettendo davanti a lui le cose che abbiamo perso ma anche quelle che abbiamo salvato, i valori che ci hanno tenuto a galla, impegnandoci in un gesto di carità concreta e duratura, che sia un memoriale».

Nascerà così “Casa di Eurosia”, intitolata alla giovanissima sposa martire per la fede, co-patrona di Gallarate (vedi anche editoriale in prima pagina): dieci posti per i senza dimora, da realizzare ristrutturando un immobile oggi sottoutilizzato, di proprietà delle parrocchie. «La casa è uno dei valori fondamentali riscoperti in questo tempo – riprende monsignor Festa –. Ma non tutti ne hanno una, non tutti la sanno gestire come si deve, qualcuno di casa è uscito e non è più tornato. E allora partiamo da questo segno forte, al servizio di tutta la città di Gallarate».

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Argomenti: Chiesa in Italia
Tag: accoglienza Coronavirus Gallarate preghiera senza dimora
Fonte: Avvenire