La pandemia sociale. Gli “acrobati della povertà”: mezza Italia sul crinale
La pandemia sociale. Gli “acrobati della povertà”: mezza Italia sul crinale

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Lavoro irregolare, precario, che non basta a mantenere se stessi e la propria famiglia. Come quello di Roberto, 53 anni, bracciante agricolo nelle Langhe. La schiena piegata di chi ha già dato molto, ma gettare la spugna non è un’opzione, anche se con il Covid ha rischiato davvero di andare al tappeto. Roberto è quello che si definisce un working poor: il suo è un impiego che sarebbe anche sufficiente per tirare avanti se solo non ci fossero tre figli da mantenere e da mandare a scuola, magari da portare fuori a cena ogni tanto, come farebbe una famiglia normale. «Se in questi mesi non ci fosse stata la Caritas non avrei potuto tirare avanti – racconta ad Avvenire –. Sono stato costretto ad accettare qualche offerta in nero e non mi era mai successo. Non vorrei continuare così, ma per il momento non c’è altra soluzione».

Sul filo della povertà. Come un “acrobata della povertà”, Roberto è riuscito a sopravvivere. Ma il suo non è un caso isolato, come stiamo raccontando sulle pagine del nostro giornale nell’inchiesta sulla pandemia sociale. Sono molti, troppi, i lavoratori che durante il lockdown hanno visto crollare all’improvviso il loro reddito, andando a ingrossare la sacca di povertà assoluta del Paese. Sfruttati, mal pagati, a volte mortificati e privi di una rete di sostegno sociale adeguata. Il Focus di Censis e Confcooperative pubblicato ieri, “Covid, da acrobati della povertà a nuovi poveri”, ha provato per la prima volta a contarli e lo scenario che ne esce è drammatico.

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Argomenti: Società
Tag: Caritas Censis Confcooperative Coronavirus povertà
Fonte: Avvenire