L’immagine. I “samaritani” della nave bestiame. Salvano profughi e li accudiscono
L’immagine. I “samaritani” della nave bestiame. Salvano profughi e li accudiscono

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Li hanno salvati, senza pensarci due volte. Loro che sul cargo di solito trasportano bestie. Maiali, buoi, anche cammelli. Come i tremila salvati dalla guerra in Libia e portati via di fretta, mentre vicino al porto infuriava la battaglia, in uno scalo tunisino.

Di persone ne hanno soccorse 52. Hanno deviato la rotta, ma adesso attendono un porto di sbarco. Lo chiedono a Malta, che prende tempo da tre giorni. E se il silenzio perdurasse rischierebbero di doverli consegnare a una motovedetta libica.

Quello che i marinai della Talia stanno facendo è uno schiaffo alla narrazione cinica di chi vorrebbe le persone equiparate alle bestie. Anzi peggio. L’immagine del ragazzo, forse un motorista, in tuta blu che protetto solo dalla mascherina prende in braccio un subsahariano ridotto a uno scheletro, torturato in Libia ed esausto dopo giorni alla deriva, è la raffigurazione della “pietas” nel Mare Nostrum.

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Argomenti: Migranti
Tag: Libia migranti profughi
Fonte: Avvenire