Juniò, abbandonato in Libia, ritrova la mamma: l’abbraccio commuove
Juniò, abbandonato in Libia, ritrova la mamma: l’abbraccio commuove

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Non aveva mai pianto Juniò. Quando fu costretta a separarsi da lui, la mamma gli disse che avrebbe dovuto essere forte. Aveva sopportato di non avere più un padre. Adesso doveva farsi forte perché la mamma e la gemellina se ne andavano e le loro vite si sarebbero dovute dividere.

LA STORIA DI JUNIO’

Separarsi per provare a salvarsi. Ma Juniò è stato forte. E lo era ogni volta che doveva mettersi in posa per farsi scattare una foto e inviarla alla mamma nel frattempo giunta in Italia su un barcone. Juniò, sorrideva e la rassicurava. A sette anni doveva dimostrare di saper mantenere le promesse. Che non si sarebbe fatto vincere dal più straziante degli abbandoni.

Questa mattina, finalmente, Juniò ha pianto. Ma da solo, senza farsi vedere dai grandi. E’ allora che Juniò è tornato bambino, aggrappato alla mamma, abbracciato alla sorella. La corsa tra le loro braccia, il sorriso aperto di chi non aveva bisogno di dire una parola per mostrare di avere mantenuto la promessa. Di essere stato forte. Forse uno dei momenti più commoventi e felici a cui abbiano mai assistito nel Cara di Capo Rizzuto. Il centro per richiedenti asilo dove Juniò dopo la quarantena sulla Moby Zazà è arrivato.

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Argomenti: Migranti Storie
Tag: bambini migranti storie
Fonte: Avvenire