La pandemia sociale. Napoli, il welfare della camorra
La pandemia sociale. Napoli, il welfare della camorra

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Procura e forze dell’ordine sono d’accordo, e lo hanno sottolineato recentemente in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica: a Napoli, nei mesi successivi al lockdown, mentre la pandemia sociale piegava le famiglie, il reato che più è aumentato sono le truffe agli anziani. A lanciare l’allarme per primo è stato il comandante provinciale dei carabinieri, il generale Canio Giuseppe La Gala. «Si tratta di un reato in realtà sempre esistito – spiega il generale –. Ma negli ultimi mesi ne abbiamo riscontrato una crescita esponenziale. Un crimine peraltro particolarmente odioso, in quanto colpisce una fascia di persone estremamente vulnerabile».

E così, mentre la povertà stritola i più fragili e le code in strada per chiedere cibo e aiuti si allungano, finti corrieri, avvocati e carabinieri chiamano l’anziano di turno con la solita scusa del problema capitato al familiare stretto – un figlio, un nipote –, passando in seguito all’incasso presso la sua abitazione. Questo, grossomodo, lo schema classico della truffa: il truffatore simula un incidente o un fermo ai danni del figlio o del nipote. Questo genera panico nel malcapitato, che inavvertitamente fa il nome del congiunto. Segue la richiesta di soldi per sbloccare la situazione e la consegna del denaro, presso il domicilio della vittima. Sono stati tanti, molti più del solito, gli arresti per questo genere di reati nei mesi della pandemia. «Purtroppo, dopo aver arrestato uno di loro, i truffatori rimasti in libertà cambiano zona» dice il comandante provinciale dei carabinieri.

Ciò ha convinto il generale a lanciare una campagna di informazione, che vede in prima linea anche le parrocchie napoletane: «Un reato, questo, che colpisce il candore degli anziani e che spesso lascia tracce anche sulla loro psiche, spalancando la strada a episodi di depressione ». L’altra faccia – più nascosta – della “pandemia sociale” di Napoli è l’usura. A nessuno sfugge quanto gli strozzini siano attivi in questa fase, in città e in tutta la regione.

Mancano però le denunce, sempre molto rare per questo tipo di reato. I clan e i piccoli usurai puntano ad approfittare delle ristrettezze economiche portate dal Covid-19 alle famiglie e alle imprese. Parroci, fondazioni antiusura e associazioni dei commercianti lo denunciano da mesi. I delinquenti mirano a impadronirsi delle aziende e dei negozi degli imprenditori e dei commercianti in difficoltà, sfruttando le perdite del lockdown e le difficoltà della ripartenza. L’altro fronte su cui si è mossa la camorra è quello degli aiuti. In diversi quartieri napoletani, i camorristi hanno aiutato le famiglie in difficoltà. In alcuni casi, si sono persino appropriati dei pacchi distribuiti dalle parrocchie, distribuendoli poi a loro piacimento, stando a quanto denunciato da alcuni parroci. Passeranno all’incasso più in là.

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Argomenti: Società
Tag: Antiusura camorra Coronavirus lockdown Napoli
Fonte: Avvenire