Liturgia. «Il nuovo Messale? Non del prete, ma scuola per la comunità»
Liturgia. «Il nuovo Messale? Non del prete, ma scuola per la comunità»

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Non un libro solo «nelle mani del sacerdote» ma uno «strumento per la crescita di tutta la comunità». Il nuovo Messale Romano in italiano arriverà nelle parrocchie entro la fine di settembre e per certi versi sarà una «rivoluzione liturgica che è di per se stessa gentile», spiega don Francesco Asti, decano della sezione “San Tommaso d’Aquino” a Napoli della Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale. Parroco del Santissimo Redentore nel cuore del capoluogo campano, è uno degli autori del libro In attesa del “nuovo” Messale (Elledici; pagine 152; euro 9,90), curato con Salvatore Esposito, Carmine Matarazzo, Carmine Autorino e frutto degli incontri promossi nell’arcidiocesi di Napoli per presentare le novità del libro liturgico. Un testo che, secondo la definizione più corretta, è la terza edizione in italiano del Messale di Paolo VI, figlio del Concilio e della sua riforma liturgica, ed è la traduzione nella nostra lingua della terza edizione tipica latina “varata” dalla Santa Sede nel 2002 che contiene non pochi cambiamenti. Ci sono voluti quasi diciotto anni di impegno da parte della Cei per arrivare alla “trasposizione” italiana, la cui stesura finale è stata approvata dall’Assemblea generale dei vescovi nel novembre 2018. La prima copia del nuovo volume è stata donata a papa Francesco il 28 agosto da parte del cardinale presidente Gualtiero Bassetti e di una delegazione della Cei. «Adesso la sfida è quella della formazione al nuovo Messale. Formazione che è fondamentale nella vita di una diocesi e di una parrocchia», afferma il sacerdote docente di teologia.

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Argomenti: Chiesa in Italia
Tag: Cei liturgia messale Papa Francesco
Fonte: Avvenire