Una parrocchia su due “usa” i social. La svolta? La pandemia
Una parrocchia su due “usa” i social. La svolta? La pandemia

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Le parrocchie italiane si scoprono più social. O meglio il mondo digitale non viene più guardato come «l’oggetto misterioso e pericoloso» di un tempo. Complice, come si può intuire, l’attuale pandemia da Covid-19. È quanto emerge in una ricerca condotta da un team multidisciplinare di docenti dell’Università Cattolica di Milano. La ricerca, a dire il vero, intendeva «indagare» sul fenomeno della cosiddetta «società liquida», cioè incapace di creare relazioni e comunità, individuando luoghi dove al contrario la cura della relazione e della comunità è presente. La scelta quasi naturale è stata la parrocchia, osservando nel contempo anche il rapporto di quest’ultima con l’uso dei social. Una indagine partita all’inizio del 2019 e che nel corso del suo svolgimento si è imbattuta nella pandemia, evento che ha dato una svolta alla ricerca.

Una ricerca cambiata in corsa

«Volevamo verificare, con un approccio controcorrente, che l’idea di una società liquida con rapporti evanescenti non fosse l’unica realtà esistente, ma che al contrario esistono luoghi in cui la cura dei rapporti e le relazioni sono fondanti, come, per esempio, le parrocchie. Poi ci siamo ritrovati a studiare una situazione nuova e impensabile». Non nasconde la sorpresa e il cambio di scenario in cui ha operato la professoressa Lucia Boccacin, coordinatrice della équipe multidisciplinare composta da diversi docenti dell’Università Cattolica, che ha condotto la ricerca triennale.

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Argomenti: Chiesa in Italia Tecnologie
Tag: Comunicazione parrocchia ricerca social network Università Cattolica del Sacro Cuore
Fonte: Avvenire