Quei sacerdoti in prima linea. «Mai più morti per overdose»
Quei sacerdoti in prima linea. «Mai più morti per overdose»

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«Mai più la droga! Chi vende la droga ha le mani macchiate di sangue. Con quale coraggio può portare a casa un pane che gronda di sangue di giovani innocenti!». Nel novembre scorso, al funerale di Alessio Cusumano, 21 anni, morto per una overdose causata da metadone, don Pino Argento, arciprete di Ribera, ha detto basta. È stato un momento di ripartenza per l’intera comunità scossa da due morti, 21 e 38 anni, avvenute a poche ore una dall’altra. A quelle parole è seguita subito una lettera alla città firmata dai cinque sacerdoti di Ribera che sottolineavano la necessità di dare una risposta concreta ai giovani schiacciati dalla droga con una «progettualità sinergica e condivisa» con le istituzioni.

«Dare risposte valide che aiutino i nostri ragazzi e i nostri giovani a riappropriarsi della bellezza della loro vita e dei loro sogni, non lasciandosi ammaliare da percorsi che come conclusione conducono alla morte» scrivevano nella lettera che concludeva con una prima proposta concreta: la nascita di un centro di ascolto per aiutare giovani e famiglie ad orientarsi. E quei sacerdoti in tre mesi sono riusciti a realizzare quel centro che aprirà già giovedì, anche se l’inaugurazione avverrà ufficialmente sabato 27. La gestione sarà affidata alla comunità ‘Casa dei Giovani’ di Bagheria di cui è responsabile Biagio Sciortino. «È un servizio – dicono i parroci – che la Chiesa di Ribera vuole offrire al territorio. Convinti che il silenzio uccide e fa uscire i nostri giovani dalle loro case dentro una bara. Mentre il parlarne e chiedere aiuto può farli risorgere. Noi parroci abbiamo fiducia che tanti giovani e tante famiglie lo frequenteranno, rompendo quel tabù che, per ignoranza, ci fa pensare a questo problema, come qualcosa di cui vergognarsi ». Un cambio di marcia rispetto a quell’amarezza nel sentirsi impotenti di fronte ad un fenomeno preoccupante che esiste. «È venuta una persona a tro- varmi – spiega don Pino –. Si è liberato dalla droga ed è venuto a raccontarmi di questa sua rinascita. Ho assistito al pianto di alcuni genitori che mi hanno chiesto aiuto: puoi dare un conforto spirituale, un sostegno per non farli sentire soli. Spero che questo centro possa fare molto di più».

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Argomenti: Dipendenze
Tag: droga giovani sacerdoti
Fonte: Avvenire