Giovani donne, l’alternativa amara: più lavoro e meno voglia di famiglia
Giovani donne, l’alternativa amara: più lavoro e meno voglia di famiglia

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La crescita del lavoro femminile non sembra più essere sufficiente per invertire il trend dei matrimoni e delle nascite. Anzi, quanto più le donne oltre i 30 anni sono impegnate in un lavoro a tempo indeterminato, tanto meno manifestano l’intenzione di far famiglia e di mettere al mondo un figlio. Al contrario sembrano soprattutto i maschi tra i 25 e i 30 anni a desiderare una famiglia.

Sono tra i risultati, in sorprendente controtendenza, della ricerca Giovani, famiglia e futuro attraverso la pandemia (San Paolo, 2021) che si propone di misurare come sia cambiata la voglia di far famiglia al tempo del Covid. Lo studio è stato realizzato dal Cisf (Centro internazionale studi famiglia), dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo e dal Centro di Ateneo studi e ricerche sulla famiglia della Cattolica.

Le sorprese infatti non mancano, a cominciare dal diverso atteggiamento tra ragazzi e ragazze. Il fattore età non è indifferente. Mentre tra chi ha meno di 30 anni la percentuale di chi vuole sposarsi è di circa il 70 per cento. Tra chi ha superato questa età scende al 55,6%. Quasi che, trascorrendo il tempo, l’abitudine alla vita da single sia sempre più difficile da superare. In questa percentuale generale, c’è però da fare una distinzione. Sono le donne ultratrentenni che lavorano quelle che si dichiarano meno attirate dal matrimonio (lo desiderano solo il 53,6), mentre la percentuale sale al 72% tra le donne disoccupate o in cerca di occupazione. E se si tratta di un lavoro a tempo indeterminato la percentuale di chi guarda favorevolmente alle nozze scende al 48,7. La maggior parte insomma non desidera sposarsi, rovesciando l’assioma secondo cui alla stabilità del lavoro corrisponde la ricerca della stabilità affettiva. Ma, come già emergeva con chiarezza dal Rapporto Cisf 2020 La famiglia nella società postfamiliare, il concetto di stabilità affettiva può anche escludere il matrimonio dai suoi obiettivi più importanti. Un quadro che sembra contraddire ciò che era stato a lungo ipotizzato sul rapporto tra matrimonio e lavoro. E che cioè un’occupazione stabile andava considerata un presupposto importante per aprire la strada verso le nozze. Secondo il dossier presentato ieri sembra vero proprio il contrario. Perché? Carriere più a rischio? Lavoro più instabile? Relazioni fluide? In ogni caso, non si tratta di una buona notizia.

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Argomenti: Lavoro Società
Tag: donne famiglia Istituto Giuseppe Toniolo Lavoro pandemia
Fonte: Avvenire