Covid. La missione di don Luca: «Porto l’Eucaristia tutti i giorni in reparto»
Covid. La missione di don Luca: «Porto l’Eucaristia tutti i giorni in reparto»

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Da ragazzino sognava di raggiungere i villaggi delle periferie del mondo: per curare i bambini denu-triti, togliere le armi dalle mani dei ragazzini e i meninos de rua dalla strada. Oggi la missione di don Luca Casarosa è a 50 metri da casa, tra le corsie e i letti dell’ospedale Nuovo Santa Chiara a Pisa. E quando i primi contagiati dal Covid, nel marzo del 2020, sono arrivati anche qui «io come molti altri – confessa il cappellano ospedaliero – ho avuto paura e sono stato tentato di lasciare ai soli medici la presa in carico dei malati di Coronavirus ricoverati nei reparti e nelle terapie intensive a loro dedicati. Poi mi sono chiesto: ‘Gesù come si sarebbe comportato al mio posto?’.

Ed è stato allora che mi sono convinto di come la mia missione era proprio qui, in mezzo a loro». Don Luca Casarosa vive da quasi trent’anni nella foresteria dell’ospedale: l’azienda ospedaliera gli ha riservato una camera ed un bagno, niente di più. Ma già alle 8 del mattino è pronto per celebrare l’Eucarestia nella cappella costruita all’interno del Cardiotoracico, alternandosi con il confratello don Sergio Prodi: tutti possono partecipare alla celebrazione in presenza o attraverso il canale tv interno della cittadella ospedaliera. Per i dì di festa, in occasione delle Cresime e anche dei funerali, i cappellani hanno a disposizione una chiesa più grande, dedicata a san Luca, patrono dei medici e dei chirurghi.

C’è infine un’ultima cappella, piccola, intima e bellissima, all’altezza del vecchio ingresso dell’ospedale: sorge nella piazzetta San Ranierino ed è intitolata a san Ranieri, il patrono principale di Pisa. Dopo la funzione – e le lodi recitate insieme agli specializzandi – ecco il sacerdote partire per la sua missione verso i reparti Covid. Al mattino, al tardo pomeriggio, a sera. «Sono entrato in punta di piedi – racconta –. Con il tempo sono stati gli stessi medici, infermieri ed Oss a cercarmi perché gli ammalati hanno bisogno di un conforto spirituale. E pure loro sentono il desiderio di una parola di vita». Don Luca non si nega mai. Entra con muta, guanti e maschera anti-Covid in reparto con olio, vangelo e rosario in mano. Si avvicina a sanitari e agli ammalati. Li unge con il sacro olio degli infermi. Li tiene per mano. Li incoraggia. «Molti si sono aperti raccontandomi la loro storia. Altri hanno chiesto di confessarsi, liberandosi di pesi di cui non riuscivano a liberarsi da tempo. Un giorno un malato mi confidò: Quando sarò al cospetto di Dio, sarebbe per me avvilente se Lui mi dicesse: non hai mai amato nessuno…».

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Argomenti: Chiesa in Italia Storie
Tag: Coronavirus Eucaristia ospedali pandemia Pisa sacerdote
Fonte: Avvenire