L’abisso dei migranti nel paradiso Canarie
L’abisso dei migranti nel paradiso Canarie

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Ricoperte in fretta con la sabbia, le buche tra le dune e il costone di Morro Jable sono il forziere di chi ce l’ha fatta a sbarcare senza dare nell’occhio. È il cimitero dei passaporti, il capolinea dei diritti. Anche il camposanto degli sventurati è a portata di sguardo. Sopra, il paradiso dei surfisti. Sotto, l’abisso scuro dei disgraziati. Quasi 5mila migranti hanno raggiunto le Canarie quest’anno.

Un centinaio di loro risulta tra i morti e dispersi. Nel 2020 almeno 849 africani hanno perso la vita, a fronte dei 23 mila arrivati a terra. Così tanti non sbarcavano dal 2016. «Il reale bilancio delle vittime – precisa l’agenzia Onu per i migranti (Oim) – si ritiene che sia molto più alto». Per non venire riportati indietro, i migranti sfuggiti ai radar sotterrano i documenti d’identità, avvolti in gusci impermeabili, come le testuggini che vincono la risacca dell’Atlantico e vengono sull’arcipelago per garantire un futuro alla specie. Gli umani che qui sbarcano, invece, per avere un futuro devono nascondere il passato. Specialmente marocchini, senegalesi, ivoriani. Se non c’è modo di identificarli, non c’è modo di rimpatriarli.


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Argomenti: Migranti
Tag: Canarie migranti
Fonte: Avvenire